Life Coach Italy - L'isola che non c'è - come superare una delusione e uscirne più forti

L’isola che non c’è: come superare una delusione e uscirne più forti

Nel percorso professionale, come in quello personale, affrontiamo momenti di grande aspettativa e altrettanti di profonda delusione.
La perdita di un lavoro desiderato, il mancato raggiungimento di una promozione, o il fallimento di un progetto su cui avevamo investito tempo e passione possono lasciarci di fronte a una scrivania vuota, simbolo dei nostri sogni infranti.

La delusione, sia nella vita personale che professionale, è un’emozione complessa che tutti noi affrontiamo. 

È il sentimento amaro che segue la scoperta che la realtà non incontra le nostre aspettative, a volte è proprio quel sogno nel cassetto che si è trasformato in incubo.
Ma ogni esperienza negativa può trasformarsi in un’opportunità, se affrontata e vissuta con il giusto atteggiamento. 

Attingendo alle parole di Hermann Hesse:

I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.

Possiamo vedere la delusione non come una fine, ma come un punto di svolta, come quel cambiamento utile alla nostra maturazione e alla nostra crescita personale e professionale.

Nel mondo del lavoro


Riportiamo due situazioni non inusuali:

  1. Immaginate di lavorare da anni nella stessa azienda, nutrendo il sogno di una promozione che sembra sempre a portata di mano.
    Le aspettative sono alte, il sogno ambizioso: maggiori responsabilità, riconoscimento del vostro impegno, e naturalmente, un miglioramento delle condizioni economiche. 
    Eppure, a volte le cose non vanno come previsto. 
    La promozione all’ultimo viene assegnata a qualcun altro, che è in azienda da meno tempo, o magari addirittura all’ultimo arrivato.
  2. Oppure considerate il caso in cui a infrangere il vostro sogno è proprio la tanto attesa riorganizzazione aziendale.
    Desiderata da anni per migliorare dinamiche aziendali malsane, per eliminare inefficienze organizzative, per ricalibrare equilibri relazionali instabili, magari motivo di malessere tra i dipendenti, un giorno arriva e a detrimento di tutti si rivela un passo indietro anziché un miglioramento. 

In entrambi i casi, la delusione è schiacciante e se non arginata può essere fonte di un importante malessere. Sta però a noi decidere come reagire se proattivamente o passivamente.

Un esempio, la storia di Paolo:

Paolo ha lavorato per anni con dedizione, attendendo un avanzamento di carriera.
Quando l’azienda annuncia una riorganizzazione, spera che questo porti al riconoscimento che merita. Invece, si trova a fronteggiare maggiori responsabilità senza il previsto aumento di stipendio.
La promessa di un ambiente di lavoro migliore sfuma, lasciandolo demotivato e insoddisfatto.
Inizia a rimuginare, ad accusare del malessere psicologico, ma anche fisico.
Ogni nuovo giorno da approcciare a lavoro è un giorno in cui vorrebbe darsi malato.
Ma Paolo decide di reagire e la sua storia diventa un emblema di resilienza.

Dopo la riorganizzazione aziendale che ha smentito le sue aspettative, Paolo, infatti, ha la possibilità di riflettere sui veri valori che ricerca nel suo ambiente lavorativo e trasforma il grande smacco in un’opportunità per ridefinire i propri sogni professionali e per perseguirli con una nuova prospettiva e un’attitudine di pensiero positiva.

Nella vita personale


Le delusioni non risparmiano neppure la sfera personale.
Sogniamo relazioni profonde e significative, amicizie durature, o semplicemente esperienze che arricchiscano la nostra esistenza.
Eppure, anche qui, ci troviamo a volte di fronte a realtà ben diverse dalle nostre aspettative.
Le relazioni che intessiamo sono spesso specchio dei nostri desideri più profondi.

La delusione in questo ambito può scuotere i capisaldi della nostra stessa esistenza, del nostro essere.
Tuttavia, anche qui c’è un’opportunità di fronte alla difficoltà: quella di comprendere meglio noi stessi e ciò che veramente cerchiamo negli altri.
Dopo la fine di una relazione significativa, ci ritroviamo di fronte a due possibilità: crogiolarsi nel dolore e nell’autocommiserazione o acquisire una maggiore autoconsapevolezza di sé e di ciò che si ricerca nel proprio partner. 

Un esempio, la storia di Sara

Sara investe tempo e affetto in una relazione che crede solida e destinata a durare.
Quando questa si conclude bruscamente, il senso di perdita e delusione sembra insuperabile.
Sara trova però la forza di guardare dentro sé stessa, di riconoscere i propri bisogni e desideri, e di utilizzare questa consapevolezza per costruire relazioni future più solide e appaganti.

Strategie per superare una forte delusione


Come Paolo e Sara, tutti noi chi prima o chi dopo ci troviamo a dover affrontare un’inaspettata realtà.

Che cosa fare quando accede?
Come trasformare la grande delusione in opportunità?
Come riuscire ad assumere quell’attitudine positiva e quell’atteggiamento proattivo utili a guardare verso un futuro migliore?

Di seguito alcuni consigli da un Coach:

  1. Riconoscere e accettare la delusione.
    Il primo passo per superare una delusione è accettare che sia avvenuta.
    Riconoscerla e viverla come un bagaglio personale e professionale utile per evolvere e meglio costruire il proprio presente e futuro.
    Negare o reprimere i propri sentimenti può solo prolungare il dolore.
    Nella delusione vanno riconosciuti i segnali premonitori ignorati o le aspettative irrealistiche e trasformati in attrezzi per vivere appieno il presente e fissare nuovi obiettivi per il futuro.
  2. Imparare.
    Ogni fallimento ha in sé un nucleo di apprendimento.
    Che si tratti di riconoscere i propri limiti, capire meglio le dinamiche interpersonali, dare un nome a segnali non colti o semplicemente imparare a gestire le proprie aspettative, c’è sempre qualcosa da imparare.
  3. Creare nuovi obiettivi e pianificare.
    Fissare nuovi obiettivi e pianificare come muoversi in avanti, definire le mosse successive.
    Definire obiettivi specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti e temporali (SMART) per guidare la propria crescita.
    Esempio:
    Per Paolo, potrebbe significare cercare nuove opportunità di lavoro o sviluppare nuove competenze.
    Per Sara, potrebbe trattarsi di dedicare tempo a sé stessa, riflettere su ciò che desidera veramente in una relazione e come costruirla.
  4. Cercare supporto.
    Non sempre la delusione va affrontata da soli.
    Parlarne con amici, familiari, o professionisti come un coach può offrire nuove prospettive, aiutare a rielaborare e offrire nuove idee su come muoversi avanti con proattività.
  5. Ricostruire.
    Costruire una nuova consapevolezza di sé e degli altri.

La trasformazione della delusione in crescita non è un evento unico, ma un processo continuo.
È opportuno impegnarsi nell’apprendimento costante, essere aperti alle opportunità e abbracciare la flessibilità

È importante cambiare e ricordare che il cambiamento è l’unica costante nella vita professionale e personale di ciascuno di noi.

Uscirne più forti


In conclusione, la delusione, per quanto dolorosa, offre un’occasione unica per crescere e rafforzarsi.
Attraverso il riconoscimento, l’apprendimento e l’azione che ne seguono, possiamo trasformare le nostre esperienze negative in trampolini di lancio per il futuro.

Proprio l’immagine dell’ “Isola che non c’è” citata nel titolo ci ricorda che, sebbene alcune aspirazioni possano rimanere irrealizzate, generare delusione e sembrare luogo di sconfitta, con il giusto approccio, possono essere vissute invece come il punto di partenza per un viaggio di scoperta personale e professionale che ci rende più forti, più resilienti e, non ultimo, più felici.

Vi invitiamo a riflettere su tutto ciò, lasciandovi con una citazione di Henry Ward Beecher, politico statunitense dell’800, che disse:

I  successi migliori delle persone arrivano dopo le loro più grandi delusioni.

Ogni fine può segnare un nuovo inizio.

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