L’impatto dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del Coaching

L’ascesa dell’Intelligenza Artificiale 


L’Intelligenza Artificiale (IA) è un argomento che suscita molte discussioni, spesso enfatizzando sia le sue potenzialità che le sue minacce. Questo strumento, che simula i processi cognitivi umani attraverso calcoli e algoritmi, ha avuto un impatto significativo sulla nostra vita.
Molti coach si chiedono se il loro ruolo sarà minacciato dall’IA, temendo che possa simulare perfettamente una sessione di coaching.

Le limitazioni dell’IA


Tuttavia, l’IA, nonostante la sua capacità di apprendimento, ha una limitazione fondamentale: non può utilizzare l’empatia. Inoltre, non è in grado di esplorare i valori che guidano le azioni delle persone verso i loro obiettivi. Un coach, al contrario, coglie le sfumature valoriali, l’impatto emotivo di un’emozione, opera inoltre con etica, consapevole dei confini dei conflitti di interesse e delle differenze tra la sua professione e le altre.

L’IA come assistente


L’IA è uno strumento prezioso e può diventare un assistente utile per la ricerca e l’istruzione.
Il coach può affiancare le persone e aiutarle a utilizzare l’IA in modo più appropriato.
Ad esempio, un coach può affiancare una persona nel navigare attraverso le risposte fornite da un sistema di chat IA come GPT, aiutandola a capire da dove partire, dove andare e come utilizzare le informazioni dell’IA per ottenere ciò che è utile nella vita reale.

I rischi dell’ IA


Nonostante l’apertura verso questo nuovo strumento, ci sono anche dei rischi.
Uno di questi è che l’utente possa sviluppare un’empatia verso una macchina sempre disponibile, cortese e gentile, creando un potenziale rischio di dipendenza, soprattutto per le persone più vulnerabili.

Il valore insostituibile del Coach


L’IA è, e diventerà sempre più, uno dei tanti strumenti a disposizione delle persone di tutte le età per avere un accesso diretto, puntuale e integrato alle richieste più diverse.
Tuttavia, il valore del coach risiede nel cogliere l’umanità del cliente, fornire anche domande scomode, domande che possono aprire a nuove e impreviste prospettive, stimolare l’auto-riflessione e scoprire nuovi aspetti inesplorati del sé.

Il coach rispetta il valore della persona nella sua unicità e cultura, coglie sfumature del detto e non detto, ogni micro-segnale non verbale e verbale.
Riconosce nel cliente un tono di voce che si abbassa o si alza, gli occhi che si commuovono alla percezione improvvisa di un’emozione.
Questo è qualcosa che l’IA può forse imparare a fare meccanicamente, ma non coglierà le sfumature emotive che un coach esperto sa percepire e restituire, perché sa che ogni cambiamento colto può fare emergere una potenziale nuova consapevolezza. 

Conclusione


In conclusione, il ruolo di un buon coach rimarrà un ruolo di valore e un riferimento insostituibile per la crescita delle persone.
Non è un modello di perfezione, non offre ricette facili, ma un terreno di sfide e apprendimenti continui.

Come dice Giovanna Giuffredi:

“La differenza sostanziale tra l’intelligenza artificiale e un Coach è che l’AI, offre buone risposte generate dalle domande; il Coach, offre buone domande generate dalle risposte”. 

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