VA PENSIERO

Il pensiero va sulle ali dorate del desiderio, della passione, di un interesse, di una meta che ci aspetta. Il pensiero va… e noi a volte ci perdiamo, anzi lo perdiamo. Perdiamo di vista proprio quel flusso di pensieri che potrebbe migliorare la nostra vita e rendercela più confortevole.

Una persona, ad esempio, vuole cambiare casa e ha molti aspetti da considerare per prendere una decisione: il mutuo, la ricerca della nuova abitazione (fai da te, attraverso gli amici o rivolgersi ad un’agenzia?), e in quale quartiere? E il trasloco, come organizzarlo? Ma ogni volta che si mette a riflettere per stabilire i criteri del quartiere ideale o delle caratteristiche che la nuova casa dovrebbe avere, ecco che all’improvviso si trova a pensare a una recente conversazione in casa di amici o si materializzano nella mente frammenti di vita di una vacanza, del lavoro o dell’infanzia… ma che c’entra tutto questo con il voler cambiare casa? Nulla, anzi, Freud troverebbe molte spiegazioni, ma non è questo il contesto per cercare interpretazioni sui meccanismi inconsci che regolano la mente. Il punto è come mantenere la mente concentrata su ciò che più desideriamo.

Il coaching può venire in aiuto, semplicemente perché mantiene costante la tensione realizzativa tra il momento presente e la meta desiderata. Il coach stringe un patto con il suo cliente, gli permette di focalizzare bene che cosa desidera ottenere e si affianca a lui aiutandolo a ragionare nel modo più funzionale, senza offrire consigli, indicazioni o soluzioni, bene attento a non apportare alcuna interferenza che possa distrarlo dalla soluzione che solo il cliente sa riconoscere come migliore.

Il cliente è il vero protagonista di una sessione di coaching, è lui che apre e conduce le danze, responsabile degli obiettivi che sceglie e dei risultati che conseguirà. Il coach lo fa riflettere sul senso e significato della sua danza, rinforzando motivazioni valoriali, gli permette di scardinare convinzioni che lo limitano e di cavalcare pensieri potenzianti, per diventare o realizzare ciò che desidera.

Il coach adatta la musica e il ritmo in relazione al ballo che il cliente sceglie. Il suo unico strumento sono le domande, domande aperte che invitano a riflettere, ampliano le prospettive, muovono in avanti, rendono fattibili le azioni da intraprendere e la strada percorribile nei tempi stabiliti. Alcune domande aprono la porta potente del “Non ci avevo mai pensato…” che all’improvviso fa intravedere nuove possibilità all’orizzonte. Il cliente ha tutte le risposte che gli servono, si tratta solo di aiutarlo a scovarle tra i meandri dei suoi pensieri.

Mi sono ascoltato, ho messo in ordine i pensieriora so quello che voglio fare”, questa è una delle affermazioni più frequenti che anche un neo coach sentirà dai suoi clienti. La qualità del coaching dipende molto dalla neutralità del coach, dalla sua capacità di lasciare fuori dalla sessione le sue idee, convinzioni e soluzioni. Basta essere fedeli a una competenza chiave del coaching: provare totale fiducia che le idee, le convinzioni e le soluzioni del coachee siano migliori delle sue.

Giovanna Giuffredi

Tratto da: Coaching Time

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