Tutta questione di equilibrio... e confini.

Tutta questione di equilibrio… e confini.

Negli ultimi tempi un tema molto discusso all’interno del mondo del lavoro è quello dell’importanza di raggiungere e preservare un equilibrio tra vita privata e vita professionale.
Ciò in risposta al dilagare di un malessere sempre più diffuso all’interno delle aziende e dei posti di lavoro e di un forte disagio psicologico, e fisico, manifestato da molti lavoratori.

Il mondo del lavoro oggi 


Il mondo del lavoro oggi è in continua evoluzione e presenta nuove sfide e opportunità. 
Le persone sono costantemente alla ricerca di nuove possibilità di carriera e di modi per migliorare le proprie competenze professionali. 
Le nuove tecnologie stanno cambiando il modo di lavorare e portando alla creazione di nuovi ruoli professionali.
Lo smart working non è più un’eccezione, o una condizione forzata, ma una prassi per molte aziende.

Tuttavia, se da un lato tutto ciò porta a riconsiderare termini e condizioni di gestione del lavoro e a una maggior responsabilizzazione dei lavoratori, dall’altro rende più labili i confini tra vita personale e professionale.

Per molti lavoratori risulta sempre più difficile staccare completamente e dedicarsi al relax o alle attività personali una volta usciti dall’ufficio perché comunque raggiungibili via smartphone, tablet o pc.

Per altri, il lavoro non è più al centro delle priorità. I valori sono cambiati e il lavoro non viene più visto come un fattore identitario e di realizzazione, ma come un puro e semplice mezzo per arrangiarsi e sopravvivere.

Emergono alcuni segnali di malessere all’interno delle aziende e di disagio da parte dei lavoratori che si manifestano con il dilagare di fenomeni quali, per esempio, la Great Resignation o con il delinearsi e diffondersi di figure come i “Job Creeper“, “Quiet Quitter” o “Sensitive Striver”. 

Tutte figure accomunate dal fatto di aver perso il controllo sul proprio modo di rapportarsi al lavoro.
Vediamole insieme.

Chi sono i Quiet Quitter, Job Creeper o Sensitive Striver?
Che cosa hanno queste figure in comune? 

Quiet Quitter


Si tratta di persone che si “licenziano in silenzio” o si “licenziano senza licenziarsi “ ovvero che continuano a lavorare nelle realtà in cui si trovano limitandosi a fare il minimo indispensabile.
Sono lavoratori per nulla motivati, poco produttivi, non coinvolti emotivamente nelle attività che svolgono.
Lavoratori che il più delle volte, nonostante la situazione di disagio e malessere, rinunciano a cercare di cambiare lavoro, adagiandosi di fatto nella loro pur insoddisfacente situazione professionale, per non incorrere nei rischi che il cambiamento potrebbe portare.

Job Creeper


Si tratta di persone che non riescono a smettere di lavorare nemmeno nei momenti della vita privata.
I Job Creeper sono costantemente connessi al lavoro, anche quando dovrebbero dedicarsi al riposo, al tempo libero o alle relazioni personali.
Sono individui spesso ambiziosi, che cercano autonomia e flessibilità.
Persone che si trovano fagocitate da carichi di lavoro e ritmi insostenibili, che non lasciano spazio ad altro che al lavoro, con conseguenze negative sulla loro salute sia mentale che fisica, oltre che sulla loro qualità di vita.

Sensitive Striver


Si tratta di persone altamente sensibili, ma ambiziose, molto motivate e dedicate al lavoro con l’obiettivo di raggiungere il successo.
Sono spesso molto attenti ai dettagli e altamente consapevoli delle emozioni degli altri.
Tendono a porre molta, anzi troppa, pressione su se stessi per ottenere i risultati sperati, tanto da mettersi in posizioni di stress e ansia da prestazione.
Generalmente queste figure tendono a perdere il controllo sugli obiettivi stessi che si sono posti diventando così vittime delle situazioni e dell’approvazione degli altri. 
I Sensitive Striver finiscono per non distinguere più il confine tra il locus of control interno ed esterno.
Tra ciò che effettivamente possono e non possono controllare.

Come intervenire e generare una inversione di tendenza?

Sicuramente andando a lavorare sul senso di responsabilità di ciascuna di queste figure.
Responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
Queste figure dovrebbero essere guidate a raggiungere un equilibrio emozionale.
Le aziende dovrebbero promuovere una cultura del lavoro equilibrata e sostenibile.
Incoraggiare i dipendenti a prendersi del tempo per se stessi e per la propria vita privata, offrendo flessibilità e supporto.

I benefici del coaching


In generale, in questo panorama di disequilibrio e malessere diffuso il coaching può fornire un ambiente sicuro e di supporto in cui si possono esplorare sfide e sviluppare strategie per ritrovare un equilibrio sano tra lavoro e vita privata. 

Il coach può fornire un ascolto attivo, fare domande e fornire feedback costruttivi per aiutare Job Creeper, Quiet Quitter e Sensitive Striver a raggiungere i loro obiettivi e vivere una vita più equilibrata e soddisfacente.

Nel caso dei Job Creeper, il coaching può aiutare a stabilire confini chiari tra lavoro e vita privata, a identificare abitudini lavorative dannose e a sviluppare strategie per staccare dal lavoro e dedicare tempo alle attività personali.
Il coach può, inoltre, guidare nel riconoscere le priorità e nel gestire il tempo in modo più efficace, così da ridurre lo stress e migliorare la qualità di vita.

Nel caso dei Quiet Quitter, il coaching può aiutare a esplorare le ragioni della costante insoddisfazione rispetto al lavoro e a riconoscere vere passioni e interessi.
Il coach può, inoltre, supportare nello sviluppo di un piano di carriera che sia allineato ai valori e agli obiettivi personali.
Il coach può, infine, fornire supporto e motivazione ai Quiet Quitter durante il processo di transizione verso una nuova carriera o un nuovo settore e aiutarli a sviluppare una mentalità positiva e resiliente.

Nel caso dei Sensitive Striver,  il coaching può aiutare a gestire lo stress e l’ansia legati al lavoro.
Il coach può guidare nello sviluppo di strategie di gestione dello stress, come la pratica della consapevolezza e delle tecniche di rilassamento.
Guidare nel riconoscimento e superamento delle convinzioni limitanti che possono contribuire all’ansia e all’eccessivo impegno.


In conclusione, il coaching può aiutare queste persone a:

  • sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e degli altri,
  • gestire stress e cambiamenti,
  • sviluppare capacità di adattamento
  • rafforzare l’autostima e la fiducia
  • gestire meglio il tempo
  • prioritizzare e definire sfide e obiettivi realizzabili.

Ricorrere al coaching in azienda può essere il primo step per promuovere un ambiente sano e produttivo e un equilibrio soddisfacente tra lavoro e vita privata per i lavoratori.

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