VORREI ESSERE PIU’ AGGRESSIVO, SONO TROPPO CONCILIANTE

Approfondimento del video pubblicato su JOB24, canale lavoro del Sole24ore.com

“Vorrei essere più aggressivo. Sono troppo conciliante e questo aspetto mi comincia a pesare. Nel lavoro spesso se ne approfittano e mi faccio mettere i piedi in testa. Quando me ne rendo conto tengo tutto dentro e non trovo le parole per mettere le cose a posto”. Riccardo, nel suo ambiente di lavoro, vive una costante frustrazione.”

C’è chi vuole essere più conciliante, chi più aggressivo e chi meno rigido. Quando si riconosce in sé un aspetto che risulta disfunzionale, prima di lasciarlo andare via, occorre però chiedersi che vantaggio ne abbiamo tratto fino a quel momento.

Riccardo ha riconosciuto che il suo atteggiamento gli ha permesso di farsi molti amici, è diventato l’allenatore di una squadra sportiva proprio per la sua capacità di conciliare le diverse posizioni dei giocatori, ad esempio.

Quindi ha capito che non si trattava di diventare più aggressivo, ma solo farsi rispettare ed imparare ad esprimere il suo punto di vista, senza per questo entrare in conflitto con gli altri.

Un manager che si riteneva aggressivo, nella sua vita ha superato momenti di grande difficoltà, sapendosi imporre con la forza del suo carattere. Ora si è reso conto, che per ottenere quello che vuole, è più vantaggioso usare la via del ragionamento e del dialogo aperto, ma ha mantenuto la sua grinta.

E Paola, un’artista, è venuta da ne per essere meno rigida. Poi ha capito che questo aspetto aveva i suoi vantaggi per organizzare il lavoro. Ha quindi sfruttato la sua rigidità per ritagliarsi “rigidamente” degli spazi da dedicare alle sue attività artistiche, nei quali si permette di lasciare andare liberamente la sua creatività.

Prima di eliminare una parte di noi che non ci piace, vale la penna chiedersi a che cosa è servita e come eventualmente sostituirla, giocando anche sul linguaggio.

E’ sorprendente l’effetto che a volte ha rinominare qualcosa per poterla finalmente accettare.

Giovanna Giuffredi

Tratto da: Coaching Time

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