PAROLE NON DETTE, PAROLE NON RACCOLTE

Una melodia armoniosa, che spesso resta però un’ opera incompiuta

Le parole per dirlo. E’ il titolo di un bellissimo libro autobiografico scritto negli anni settanta da Marie Cardinal, in cui racconta come è uscita fuori dalla sua malattia psicosomatica, grazie alla psicoanalisi.

Il suo dottore la sapeva ascoltare: “Per la prima volta da tanto tempo qualcuno mi parlava come se fossi una persona normale. E, per la prima volta da tanto tempo, mi comportavo come una persona capace di assumersi le proprie responsabilità”. La possibilità di esprimersi liberamente, senza timore del giudizio, libera Marie dalla sua nevrosi e sente di rinascere.

Parlare e ascoltare, due verbi che dovrebbero sempre incontrarsi e accordarsi come in una melodia armoniosa, che spesso resta però un’ opera incompiuta. Quanto pesano quelle parole non dette, quelle frasi sospese che non arrivano al destinatario, quanto possono essere dannose per chi le tiene imprigionate nella mente e nel cuore invece di liberarle. E quanta responsabilità ha chi respinge quelle parole prima ancora che vengano pronunciate. Basta poco, uno sguardo severo, una smorfia di disapprovazione, una critica a mezza bocca o un’aria assente, distratta, per respingere le parole prima ancora di essere ascoltate.

Situazioni che si possono vivere in famiglia, ma anche in ufficio, davanti a un capo o a un collega respingente.

Sento spesso persone dire “Io sono di poche parole”. Si, forse sono poche quelle che escono dalla bocca, ma sono certa che internamente c’è un’esplosione di suoni soffocati. Anche chi inonda il mondo di suoni, può nascondere le parole che vorrebbe esprimere davvero.

Non so se sia più difficile parlare dicendo ciò che si vuole dire davvero o ascoltare ciò che gli altri hanno davvero da dire.

Nel coaching noto l’effetto benefico di essere ascoltati e, come scrive la Cardinal, l’effetto potente della sospensione del giudizio. Le persone gradualmente ritrovano il coraggio di esprimere i desideri, le parole per ritrovarsi, per descrivere il proprio valore. E questo è un punto essenziale. Permette di ritrovare il proprio centramento, percepire se stessi, i propri desideri, la voglia e la forza per realizzarli. E soprattutto legittima la capacità di esprimersi nel mondo a testa e a voce alta, nonostante gli sguardi e le orecchie giudicanti.

Giovanna Giuffredi

Tratto da: Coaching Time

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