L’ASTUCCIO RIPIENO

Il collega è un genio, è in grado di risolvere qualunque problema, ma non lo sopporto! E’ sempre per i fatti suoi, così poco integrato con gli altri, non voglio più lavorare con lui.  Vuole stare solo…e  che ci stia!

E’ sempre stato un mio problema, riuscire ad integrarmi in un gruppo nuovo. Vedo i colleghi uniti, affiatati e faccio fatica ad inserirmi. Anzi, secondo me, non mi vogliono tra i piedi. Vengono solo per sapere qualcosa o per risolvere un problema, ma mai una parola di più o un invito per un caffè insieme. Sai che c’è? Allora me ne sto per i fatti miei.

Due colleghi di stanza: stessa azienda, stesso settore, stessa realtà, stessa volontà di un contatto e… stesso limite. Due punti di vista opposti, che fanno ottenere ciò che nessuno vuole.  Ognuno si ferma davanti all’astuccio/involucro, dell’altro, senza curarsi del contenuto. In fondo per aprire uno spiraglio e dare una sbirciatina dentro, basta una parola in più, un sorriso, una battuta, un invito all’ora del caffè o una proposta di andare a prenderlo insieme. La saggezza popolare conferma che l’apparenza inganna, ma ci si casca molto spesso a scapito, come in questo caso,  anche dell’efficacia professionale oltre che della serenità personale. Ogni situazione ha più facce e può essere interpretata in modo diverso,  dipende da come la si guarda, dalle lenti attraverso le quali la osserviamo. E’ come accettare o rifiutare un regalo senza averlo scartato. Molte persone considerano “fatti” o “verità” quelli che in realtà sono solo preconcetti e interpretazioni personali, senza passare alla verifica. I fatti nudi e crudi non tollerano aggiunte ed è solo dai fatti che bisogna partire per valutare una situazione.
Come liberarsi dai film che la nostra fertile mente produce con tanta rapidità e che seguiamo con tale ingenuità, da credere che sia tutto vero ciò che immaginiamo? Basta un po’ di allenamento per distinguere i fatti dalle opinioni. Non guasta poi un pizzico di attenzione al linguaggio, evitando termini generici ed ambigui, per far comprendere all’interlocutore di turno, in particolare e nello specifico, che cosa intendiamo per questo o quello. Dire a una persona:” Bravo, ottimo lavoro!”, mostra certamente un apprezzamento, ma di che cosa, nessuno lo sa. Se poi la frase è “Il tuo lavoro lascia molto a desiderare!” allora i film mentali possono spaziare in ogni spiacevole direzione… ma a vuoto.

Non si può gestire qualcosa che non sia misurabile (anonimo).

 

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