LA MANAGER CHE NON SAPEVA DELEGARE

Cristina è una manager con grandi responsabilità, anni di gavetta alle  spalle e uno staff di 30 persone da gestire. Non ha mai tempo per sé, fa una vita stressata e il privato ne risente. Sono queste le considerazioni che la spingono ad intraprendere un percorso di coaching. Rapidamente si rende conto del circolo vizioso nel quale è caduta e del quale lei stessa è artefice. Aver percorso una sana gavetta, paradossalmente risulta un limite in quanto le sue specifiche competenze acquisite nei vari step della sua carriera, la portano  a sostituirsi ai suoi collaboratori. Ci tiene a raggiungere il budget, teme il fallimento e si fida poco del suo staff. La sua tendenza è quella di accentrare il lavoro, sovraccaricandosi di compiti da seguire, con la conseguenza che le persone non crescono in autonomia e lei non può dedicarsi a strategie di più grande respiro. Solo dopo aver riconosciuto e valorizzato le capacità delle persone che collaborano con lei,  riesce a definire meglio le specifiche responsabilità.

Il passo successivo é la condivisione degli obiettivi aziendali con i più stretti collaboratori, in modo da permettere loro di fare lo stesso con il resto del gruppo. Successivamente, mette a punto un piano di lavoro dettagliato, secondo le priorità, e stabilisce i tempi per le necessarie verifiche, evitando però di entrare nel merito del metodo adottato o del processo seguito dai collaboratori. Il messaggio che invia è chiaro per tutti: quello che conta sono i risultati.
Cristina comincia a prestare più attenzione alle persone, le osserva, le ascolta, dà loro spazio e credito, valorizza i risultati positivi (che cosa ha permesso di avere successo) e utilizza quelli negativi (che cosa ha impedito di avere successo),  fino a  scoprire che può contare su di loro. Riconosce gli eventuali punti di debolezza, come aree di migliorabilità, promuovendo percorsi di aggiornamento professionale. Parla chiaramente allo staff,  sottolinea il tentativo che sta facendo per  migliorare la sua leadership, facendo anche autocritica per non avere lasciato in passato molte occasioni di maggiore autonomia di intervento.
Questa sua capacità di coinvolgere con trasparenza la sua squadra nel suo cambiamento, viene recepita come una dimostrazione di fiducia che viene ricambiata con grande impegno da parte di tutti.

In poco tempo, Cristina riconosce i frutti della sua trasformazione, sintetizzabili in questi punti:

  • Riscopre il suo allineamento tra volere e potere
  • Migliora la capacità di ascolto e osservazione
  • Attiva un processo di delega “vigilata” (tanto per rispettare il suo insito bisogno di controllo)
  • Riscontra una maggiore autonomia e soddisfazione da parte dello staff
  • Alleggerisce il suo carico di lavoro
  • Instaura un rapporto costruttivo con i collaboratori
  • Recupera spazi nella vita privata
  • Riscopre una nuova energia proattiva

In poche sessioni, ristrutturando le sue convinzioni e ampliando le sue prospettive, Cristina trova la strada dell’equlibrio tra la sua vita professionale e quella privata.

Giovanna Giuffredi

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