LA GABBIA NELLA TAZZINA

Come riconoscere e spezzare le catene delle cattive abitudini?

Teresa amava molto il caffè e nonostante il parere sfavorevole dei medici, alla soglia degli ottant’anni, non avrebbe mai rinunciato a quel piccolo e sacro rito. La sua tazzina è stata però più potente dei dottori. Il giorno che sfuggendole di mano è andata in frantumi, ha smesso di colpo di bere il caffè. Diceva che non aveva più lo stesso gusto.

Giuseppe ha rischiato di mandare in crisi il suo matrimonio. La moglie era spesso in trasferta per lavoro e al rientro, lui le faceva trovare una rosa sul letto. Il giorno che per un’emergenza lavorativa, gli è sfuggito questo romantico gesto, la moglie lo ha accusato di disinteresse e di non amarla più. Senza volerlo, aveva costruito una gabbia alla sua consorte, quella della dipendenza da una rosa a cui lei addirittura attribuiva la solidità del loro legame.

La nostra vita è fatta di piccole e grandi abitudini comode e irrinunciabili, certamente semplificano la vita e ci consentono di velocizzare azioni e decisioni, l’automaticità di certi comportamenti ci rende anche più efficienti, ma quelle consuetudini possono diventare prigioni per la mente, che limitano le scelte e distorcono la percezione della realtà.

C’è chi trascorre una notte insonne perché non ha il suo cuscino o il materasso è diverso dal solito, chi non riesce a cambiare posto a tavola, chi rischia di far saltare un accordo se non ha la sua penna per firmare, chi non si gode una vacanza perché il cibo locale è diverso dal solito, ecc. ecc. Ci sono buone e cattive abitudini, secondo Bill Borcherdt, autore di vari libri di psicologia del comportamento, il momento migliore per correggere una cattiva abitudine è prima che l’azione diventi regolare.

Come accorgerci quando siamo prigionieri di un’abitudine? Quando non possiamo farne a meno. E’ facile stanare i soliti gesti e comportamenti e scoprire quante catene ci condizionano l’esistenza. Per riconosce le abitudini limitanti basta prestare per almeno una settimana un po’ di attenzione alla quotidianità, dal risveglio all’ora di andare a dormire. Tutti i soliti modi di agire che ci creerebbe disagio modificare, sono un segnale.

Una buona dose di flessibilità, consente di adattarsi alla realtà senza alcuna difficoltà. Basta seguire la propria natura, con fluidità, senza forzature. La natura è come sempre grande maestra. Immaginate un albero che si affezioni alla sua veste primaverile piena di gemme e fiori, in pieno inverno non sopravvivrebbe al gelo. La saggezza della pianta, l’intelligenza del suo DNA, sa quando è il momento di perdere le foglie, di risvegliarsi ai primi caldi di allungare le radici per trovare l’acqua o di piegarsi in cerca di luce. E se cambiate la ciotola al gatto o eliminate la sua solita cuccia , rapidamente il vostro micione troverà un altro angolo soffice per acciambellarsi, senza perdere il suo sonno tranquillo e non rinuncerà certo a godersi la dose di croccantini ovunque li metterete.

Noi umani, siamo talmente abituati a vivere in mondi artificiali, circondati da false esigenze da non sapere neanche più cosa ci fa bene e cosa fa male. Riconoscere e seguire il sano istinto è la frontiera del benessere psicofisico.

In genere le catene dell’abitudine sono troppo leggere per essere avvertite finché non diventano troppo pesanti per essere spezzate. (Samuel Johnson)

Giovanna Giuffredi

Tratto da: Coaching Time

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