Il ricordo come monito: riflessioni nel Giorno della Memoria

Il ricordo come monito: riflessioni nel Giorno della Memoria

Il Lager non è mai uscito dal mio cuore e dal mio cervello. Niente potrà riparare la ferita subita, ma sono convinta che noi ex deportati possiamo fare qualcosa per gli altri, il mio ricordo non può e non deve rimanere chiuso tra le mura di casa, all’interno della famiglia, sento che la mia sventura riguarda tutti, le vittime di ogni violenza, ma anche chi continua a pensare all’altro come nemico da annientare, da liquidare.

Queste parole, incise nell’animo come nella storia, sono di Marta Ascoli, testimone preziosa dell’Olocausto e voce di un’epoca ignobile e buia che l’umanità non può e non deve dimenticare.
Nella sua opera “Auschwitz è di tutti“, Marta Ascoli condivide non solo le memorie di un’adolescenza – “un’età in cui tutto ci accontentava e ci faceva sorridere” – interrotta dall’orrore di Auschwitz, ma anche una riflessione amara e profonda sulle radici e sulle conseguenze dell’odio che al tempo ha scosso il mondo.

All’età di 17 anni, quando la vita avrebbe dovuto aprirsi di fronte a lei, Marta e il padre furono strappati alla loro esistenza e costretti ad affrontare l’indicibile.
La Risiera di San Sabba fu solo il preludio di un calvario che li avrebbe condotti negli angoli più oscuri dell’animo umano, quello di Auschwitz.
Nonostante le atrocità, Marta sopravvisse, resistendo alle selezioni naziste, alla schiavitù, alla fame e alle malattie che decimarono milioni di anime innocenti.
Fece poi della sua vita un monito a non dimenticare. 

Oggi, 27 gennaio, il Giorno della Memoria della Shoah, commemoriamo l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e ricordiamo tristemente le vittime della persecuzione nazista: ebrei, rom, omosessuali, e tutti coloro che furono vittima di quello sterminio.
Celebriamo il coraggio di quei pochi giusti che si opposero al regime nazista, ricordiamo la loro lotta per la dignità umana, una lotta che costò loro tutto, ma che salvò l’umanità da una notte senza fine.

La memoria di quei giorni non è solo un atto di rispetto verso il passato, ma una luce che guida il presente.
In un’epoca in cui le parole di odio e i pregiudizi si diffondono con disinvoltura nei discorsi quotidiani e nelle piattaforme digitali, il ricordo di Marta Ascoli e di milioni di altre vittime deve servire come un monito perenne.
La conoscenza di ciò che è stato deve trasformarsi in una vigilanza costante, una barriera contro l’intolleranza e l’indifferenza che possono nuovamente condurre l’umanità verso l’abisso.

Non ci sono vittime minori di violenza, non esistono sofferenze trascurabili.
Ogni frase di sarcasmo a spese di un’altra cultura, ogni commento sprezzante verso chi è “diverso”, può essere il seme da cui germoglia l’odio.
La storia ci insegna che la banalizzazione del male è spesso il primo passo verso atrocità inimmaginabili.
È quindi dovere di ognuno di noi vigilare, affinché le scintille dell’intolleranza non si trasformino in incendi devastanti.

Concludiamo con l’invito ad un impegno collettivo: quello di trasmettere alle nuove generazioni il valore inestimabile della diversità e della tolleranza.
Un impegno a costruire un futuro in cui il ricordo delle atrocità passate si traduca in azioni concrete per un mondo più giusto, un mondo che, quando si volta indietro, non vede cenere e disperazione, ma le fondamenta solide di una pace costruita con il coraggio di ricordare e l’audacia di cambiare.

In ricordo di Marta Ascoli e di tutti coloro che hanno condiviso il suo destino, cerchiamo di impegnarci a fare del rispetto e della comprensione reciproca non solo un dovere morale, ma il pilastro della nostra società.
Perché il vero nemico da annientare non è l’altro, ma l’indifferenza verso il suo dolore e la sua storia.

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