IL PROBLEMA E’ CHE NON SONO COME GLI ALTRI, MI SENTO DIVERSO

Un clima aperto e non giudicante stimola prospettive innovative e rinforza la capacità decisionale

Il problema è che non sono come gli altri, mi sento diverso. Sento pronunciare spesso questa frase da giovani, adolescenti, ma anche da adulti. Quando ascolto questa frase, il primo pensiero che mi viene in mente è Meno male che te ne rendi conto!.

La percezione della propria unicità può essere spiazzante in un mondo in cui si tende a essere uniformi, in cui i canoni di bellezza spesso sono subiti, in cui il pensiero si conforma, in cui l’originalità è concessa solo a chi supera la soglia della notorietà e diventa quindi un modello da imitare. Assegnare valore alla differenza è prerogativa di pochi eletti e illuminati genitori, insegnanti, politici o capi d’azienda.

Diventa ciò che sei, diceva Pindaro, invitando a sviluppare quel nucleo potenziante che appartiene a ciascun individuo e solo a quell’individuo. Non esiste, non è mai esistita e mai esisterà una persona uguale a ciascuno di noi. Le nostre risorse più preziose sono in quelle caratteristiche peculiari che i genitori per primi dovrebbero accogliere, sostenere, far sviluppare per offrire ai figli la sicurezza di portarle a testa alta in giro per il mondo, a prescindere dal giudizio altrui.

Sento diversi genitori preoccupati per la scarsa autostima dei figli. Ma sono spesso figli che faticano in famiglia a trovare il loro spazio di autonomia nelle loro scelte e nella possibilità di esprimere liberamente il loro pensiero, se non coincide con quello dei genitori.

Ho conosciuto molti insegnanti criticare i loro alunni, dicendo, I ragazzi non sono più quelli di una volta, e vorrei vedere! Oggi sono individui che hanno una marcia in più, usano l’intelligenza digitale con una fluidità da fare invidia e mette in crisi tanti adulti.

Anche nelle aziende l’approccio giudicante può provocare disagio esistenziale, che si tramuta in demotivazione, isolamento sociale e scarso rendimento. E’come vivere con il freno tirato.

E quando la differenza subisce anche i tabù sociali, quando entrano i gioco diversi orientamenti sessuali, allora la faccenda si complica, il disagio aumenta, perché non si può vivere con la maschera più di tanto. Ho conosciuto ragazzi gay che stavano per sposarsi, perché le loro famiglie non avrebbero accettato un’unione con un uomo. Ho conosciuto ragazze che nascondono il sesso della loro partner, per timore delle prese in giro dei colleghi.

Un clima aperto e non giudicante consente al pensiero di esprimersi liberamente, di offrire prospettive innovative, di trovare soluzioni alternative. Nel mondo del lavoro un gruppo geniale valorizza e integra il pensiero globale e quello analitico, l’intuizione come la riflessione, la creatività e la razionalità, l’approccio lineare maschile e quello reticolare femminile.

Se si volesse trovare una soluzione, basterebbe accedere a ingredienti alla portata di famiglie e di posti di lavoro.

Basterebbe accogliersi, ascoltarsi, riconoscersi, rispettare e valorizzare qualunque spunto fuori dalle righe, allontanando la tentazione di giudicare, tipica di chi ha la presunzione che la propria unicità sia migliore di quella altrui.

Giovanna Giuffredi

Tratto da: Coaching Time

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