IL LEADER A CAVALLO DELLA CRISI

In senso letterale, come si può cavalcare la crisi? Possiamo temere di salire in sella, farci disarcionare o scoprire che a cavallo si saltano più velocemente i fossi, piuttosto che attraversarli a piedi…Ormai è una parola che ci perseguita, dal fornaio al Capo di Stato, ovunque andiamo e chiunque ascoltiamo, se ne parla. La crisi è buona o cattiva? Dipende da come la si vuole intendere, o meglio, da come siamo predisposti a farlo. Può essere un grande stimolo innovativo o un alibi per non fare o per fare male. Ne parlano anche i cinesi, ma negli ideogrammi che compongono la parola, loro leggono problema e opportunità. Gli antichi latini e i greci nella parola crisi, coglievano il senso della differenza, della separazione tra due momenti, della svolta e della decisione da prendere. Di crisi se ne è parlato anche alla VI Conferenza Nazionale della Federazione Italiana Coach, dove Sir John Whitmore è stato presente per due giorni (24 e 25 febbraio a Milano) e ha dato la sua chiave di lettura della crisi. Le leve da attivare sono dentro di noi e connesse con livelli trascendenti le singole persone. Con una buona gestione degli stati interiori possiamo migliorare i nostri risultati e il contesto nel quale viviamo.
Daniel Goleman ha riconosciuto nell’intelligenza emotiva, la variabile principale del successo. E’ un concetto usato, abusato, ma ancora poco conosciuto. Per capire di che si tratta, basta fare un piccolo esercizio. Torniamo con la mente all’infanzia, pensiamo a una figura adulta che ricordiamo ancora con affetto e gratitudine e che ci ha lasciato una traccia positiva. Al suo fianco ci sentivamo compresi, riconosciuti, sicuri, ci ispirava fiducia, ridevamo e parlavamo, eravamo bambini contenti che potevano dare il meglio di sé? Che aveva di speciale quella persona?  Descriviamo le sue qualità umane che rendevano tanto positivo il suo impatto. Il risultato sarà la mappa dei fattori che compongono l’intelligenza emotiva, quelle doti straordinarie imperniate di consapevolezza di se stessi e degli altri, di abilità sociali e di gestione ecologica degli eventi, in cui ciascuno ha il proprio beneficio. E’ la filosofia win-win  amplificata in maniera esponenziale, é l’attenzione al beneficio inteso in modo evolutivo: da quello personale (egocentrico), a quello del gruppo di appartenenza (etnocentrico), a quello universale (geocentrico) a quello spirituale (cosmocentrico). I leader che conoscete, rispondono a questa descrizione? Prestano attenzione ai bisogni delle persone e al contesto locale nel quale vivono? Sono sensibili all’impatto delle loro azioni sul sistema pianeta? Pensano alle future generazioni? Credete che l’assenza di tali variabili, abbia qualcosa a che fare con la crisi mondiale?

Il Coaching sviluppa l’intelligenza emotiva, la consapevolezza di sé e degli altri, attiva la responsabilità ad agire, tenendo conto delle esigenze personali e degli altri, fa leva sulle motivazioni profonde e sugli ostacoli da rimuovere. La maggiorare delle persone, vive ricordando il passato o proiettandosi sul futuro, dimenticando che è nel presente che possiamo applicare gli apprendimenti frutto della nostra storia e che nel presente costruiamo il nostro domani.

Cosa impedisce alle persone di realizzare un futuro migliore? La paura: di cambiare, rischiare, sbagliare, essere giudicati, ecc. La nostra società è regolata dalla paura indotta in modo più o meno consapevole. Il seme della paura crea blocchi, impedimenti, ostacoli interiori.  Un azienda o una società che vive e amplifica la paura della crisi, rischia la paralisi.

La valorizzazione delle persone, attiva le intelligenze emotive e  realizzative, sviluppa l’antidoto alla paura: la fiducia. Fiducia negli altri, nelle possibilità, nella crescita, nel cambiamento. Nascono le idee, si attivano i flussi della creatività per trovare soluzioni strategiche innovative. Le aziende rendono trasparenti i bilanci, i manager condividono scelte aziendali, le persone sviluppano il senso di appartenenza, migliora la comunicazione, l’impegno e il senso di responsabilità si diffonde. Diventa più facile focalizzarsi su obiettivi e risultati e individuare piani d’azione mirati. Il leader che cavalca la fiducia, salta il fosso con la consapevolezza di poter superare gli ostacoli.

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