AFFRONTARE GLI ESAMI: QUESTIONE DI MEMORIA (PRIMA PARTE)

Sono milioni gli studenti in procinto di affrontare la maturità e gli esami universitari. Quattro articoli di Giovanna Giuffredi offrono spunti di riflessione per mettere a punto strategie vincenti.

“Non mi ricordo niente”, “Se non mi scrivo le cose ho vuoti di memoria”. E così sulla scia di queste convinzioni limitanti, si rischia di delegare a pezzetti di carta l’esito di un esame o di un concorso.

Quando si parla di studio la nostra memoria viene continuamente tirata in ballo e ricorrono spesso pregiudizi e imprecisioni. In realtà nessuno è privo di memoria, a patto che non abbia subito gravi shock o lesioni cerebrali.

Anzi, la nostra memoria ha un potenziale che nemmeno immaginiamo, è certamente sotto-utilizzata. Sembra che le persone più geniali sfruttino le proprie capacità mnemoniche solo per il 20%, mentre i comuni mortali le utilizzano al 12% delle loro possibilità. Studiare a memoria serve a poco, soprattutto se manca un interesse specifico, una riflessione personale; può essere addirittura controproducente, perché induce alla noia.

I vuoti di memoria sono più ricorrenti nelle persone ansiose che non riescono a pianificare nel tempo il proprio studio. La cosiddetta perdita di memoria può dipendere anche dalla mancanza di sonno, sovraffaticamento, carenze alimentari o per eccessi di tossine assimilate (fumo, alcolici, farmaci e droghe). La consapevolezza dei meccanismi che regolano e rinforzano la nostra memoria, una buona gestione del tempo e un metodo di studio efficace, possono migliorare considerevolmente il rendimento negli studi.

Come funziona la nostra memoria

Noi tutti continuamente veniamo bombardati da una serie infinita di stimoli e dobbiamo operare delle scelte, selezionare, isolare, respingere o al contrario catturare dati e informazioni. Un tempo si credeva che la memoria fosse paragonabile ad un immenso schedario nel quale confluivano dati e ricordi che venivano sistematizzati secondo uno schema più o meno logico. In realtà, la nostra memoria non è un luogo dove i ricordi vengono immagazzinati, ma fa parte di un delicato e complesso processo che ci permette, tra l’altro, di compiere tutti quei gesti più o meno abituali, più o meno banali che ci consentono di vivere.

Esistono quattro tipi di memoria:

Immediata
A breve termine
A medio termine
A lungo termine

Memoria immediata.
Attraverso di essa riusciamo a registrare gli stimoli che percepiamo e a dare loro un significato. Questo avviene in tempi velocissimi mettendo a confronto il nuovo stimolo con quanto appartiene alla memoria a lungo termine. La predisposizione più o meno favorevole ad iniziare a studiare una materia è legata a questo processo. Se nel passato abbiamo avuto solo risultati negativi nell’affrontare per esempio studi matematici, di fronte ad un testo di analisi matematica scatterà una sensazione di noia o di ansia che ostacolerà l’apprendimento della materia. La noia è un atteggiamento appreso che si può modificare.

Memoria a breve termine.
Quando uno stimolo riconosciuto è ritenuto importante entra nella memoria a breve termine, ma se non è sostenuto da un interesse particolare decade dopo pochi minuti o addirittura una manciata di secondi. Ne è un classico esempio un numero telefonico trovato sull’elenco che si memorizza solo per il tempo necessario che occorre per comporlo. Al termine della telefonata è già caduto nel dimenticatoio.

Memoria a medio termine.
Essa è funzionale, cioè è quella che mette in atto lo studente che si prepara solo in funzione dell’imminente interrogazione o per superare un esame di poco conto. È frutto di uno studio superficiale che darà risultati poco brillanti e difficilmente i suoi contenuti entreranno a far parte del prezioso bagaglio della memoria a lungo termine se non è stata toccata la sfera delle emozioni.

Memoria a lungo termine.
È provato che l’apprendimento è direttamente proporzionale al livello di interesse e al coinvolgimento emotivo che si prova studiando, leggendo o ascoltando un qualsiasi argomento; sono proprio tali variabili che rendono indelebili alcuni ricordi.

La memoria a lungo termine, conserva nel tempo, anche per sempre, il senso e il significato delle informazione e degli eventi associati di solito ad emozioni, a sensazioni positive o negative, comunque a stati d’animo che hanno colpito le corde emotive. Sono i ricordi a lungo termine i responsabili delle profonde e salde connessioni tra i neuroni, a livello sinaptico (la sinapsi è il punto di congiunzione delle cellule nervose). I ricordi che si utilizzano e che interessano maggiormente si legano all’attivazione della produzione di specifiche sostanze proteiche che scrivono in modo indelebile una traccia nel nostro cervello.

Giovanna Giuffredi

Tratto da: Coaching Time

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