AFFRONTARE GLI ESAMI: DAL PIANO DI AZIONE AL COLLOQUIO (QUARTA PARTE)

Noi siamo il primo ostacolo alla realizzazione delle nostre mete perché utilizziamo solo una piccolissima percentuale delle nostre potenzialità. Le capacità creative e cognitive del nostro cervello sono infinite.

Secondo lo studioso russo Yefremov, se riuscissimo ad utilizzare solo la metà delle potenzialità del nostro cervello potremmo imparare a memoria l’intera enciclopedia sovietica, potremmo parlare correttamente 40 lingue e dare gli esami richiesti da una dozzina di università. La bella notizia è quindi che anche quando arriva un vuoto di memoria, dobbiamo sapere, che sappiamo più di quanto crediamo.

Parola d’ordine: pianificare
Se dunque la meta è superare brillantemente l’esame, è il momento di programmare bene i tempi a disposizione in base al programma da svolgere. Tutto il programma va scorso rapidamente per verificare se ci sono eventuali lacune. Si passa quindi a suddividere la materia.

Quanto più la persona è ansiosa tanto più i tempi devono essere lunghi (entro limiti ragionevoli). In sintesi, non bisogna ridursi all’ultimo minuto. Per sicurezza è meglio prevedere alcune giornate in più che possono essere utili per rivedere l’argomento più ostico o per rilassarsi. Vanno previsti anche gli spazi per i momenti di svago. Va fatto un conto dei reali tempi di studio quotidiano, senza bluffare. Mediamente sotto esami si possono studiare 8-10 ore al giorno.

La vigilia degli esami

Sconsigliato il ripasso forsennato dell’ultimo giorno fino a notte inoltrata. Fortemente sconsigliate le alzatacce. Al massimo è consentito uno sguardo generale agli schemi o ai riassunti, tanto per avere sotto controllo il quadro generale della materia. Il pomeriggio precedente il fatidico giorno dovrebbe essere dedicato a tutto fuorché allo studio. Una cena leggera e a letto, ma non troppo presto per evitare un’insonnia quanto mai inopportuna.

Il giorno degli esami
L’ansia si comunica e si trasmette. Meglio quindi stare alla larga da quei compagni iperagitati, da quelli che continuano a sfogliare in maniera forsennata i libri di testo e gli appunti cercando risposte che in quelle condizioni certo non troveranno. In questi casi meglio allontanarsi con calma (tanto loro non se ne accorgeranno) e riprendersi, respirando profondamente. Se durante l’interrogazione non è chiara la domanda, si chieda pure un chiarimento, piuttosto che dare una risposta fuori tema. Se si è incerti nella risposta meglio evitare di fare scena muta, semmai si può ritrovare ad alta voce il bandolo del ragionamento per rientrare in carreggiata.

Di fronte alla commissione, occhio ai gesti

Quando si comunica, le parole, al di là del contenuto, servono a poco. Ci esprimiamo con le parole solo per il 15%. La parte del leone la fanno i gesti e i movimenti del corpo per il 51%. Gli elementi paraverbali (inflessione, tono, timbro della voce e l’uso delle pause) contano per il 34% . La nostra comunicazione avviene quindi maggiormente attraverso piccoli gesti che trasmettono messaggi significativi.

La tensione del candidato è evidente dal rossore delle guance e delle orecchie, dalle palpebre che sbattono con troppa frequenza, dalla sudorazione e salivazione che aumentano, ma anche da tutti i movimenti che hanno per oggetto il naso. Strofinare, grattare la punta del naso o premere le narici sono gesti che dimostrano tensione, così come grattare i sopraccigli o l’angolo interno dell’occhio.

Stare seduti tenendo gambe e braccia incrociate indica chiusura e rifiuto. I gesti più riconoscibili sono quelli che rivelano un’incongruenza fra quello che si dice a parole e ciò che si manifesta con il corpo. È bene quindi andare psicologicamente ben disposti verso gli esaminatori per evitare l’effetto boomerang. Ogni pensiero minaccioso o comunque negativo può apparire evidente anche se si sfodera un sorriso forzato e può mettere l’interlocutore sulla stessa lunghezza d’onda, con la differenza che il manico del coltello è dall’altra parte.

In sintesi:

• Attivate uno stato d’animo positivo e ricco di risorse
• Utilizzate tutti i sensi in fase di ricezione, elaborazione, assimilazione ed apprendimento
• Usate intervalli di tempo calibrati, pianificando bene tempi e modi nello studio
• Schematizzate e organizzate in modo logico le nozioni.
• Allenate la memoria, rendete un’abitudine la memorizzazione di fatti, concetti e dati
• Repetita iuvant. Il cervello ha bisogno di stimoli continui e naturalmente di un ripasso ben calibrato. Non si tratta di ripetere passivamente, ma di creare legami efficaci, associazioni significative tra il vecchio e il nuovo.

Decalogo per affrontare un esame

• Siate preparati, abbiate uno schema mentale.
• Il “nemico” va conosciuto. Andate ad assistere agli esami prima di darli.
• Siate gradevoli nell’aspetto. L’abito in questo caso fa il monaco.
• Guardate negli occhi l’esaminatore e possibilmente sorridete.
• Sappiate ascoltare. Aspettate a rispondere finché il docente non ha concluso la domanda.
• Attenzione al mento. Se è troppo basso tradisce la vostra insicurezza, se è troppo alto è un pericoloso gesto di sfida.
• Siate precisi, non arrampicatevi sugli specchi. Se non sapete la risposta non dite cose inesatte.
• Evitate battute e spiritosaggini, di solito sono fuori luogo.
• Se avete un vuoto mentale, ammettetelo. Chiedete poi al professore di riproporvi successivamente la domanda.
• Non dimenticate la penna. Meglio evitare di dover firmare con quella del docente e per l’emozione portarsela via.

Giovanna Giuffredi

Tratto da: Coaching Time

Immagine dal film: Notte prima degli esami

 

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